12 febbraio 2017

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Non scrivo da molto.
Lo so.

Ma ci sono state cose che mi hanno occupato la testa e spezzato il cuore.
Siamo nel pieno di uno sconquassamento relazionale. La crisi del settimo anno? Chi lo sa. Si affrontano i giorni col sorriso, si fanno cose insieme, si progettano viaggi e si ride ancora tanto. Ma con paura. In punta di piedi.
E si vedrà.

C'è il lavoro che è tanto e fonte di gioia e di stress.
Ci sono stati gli ospiti a casa.
La fiera a Rimini.
Le cene con amici.
Un week-end dai miei.
Il mio compleanno e una caccia al tesoro per trovare i regali.
E un bellissimo mazzo di fiori recapitato, a sorpresa, sul lavoro da lei, che di me non si scorda.

Ci sono i libri, che mi stanno salvando dal pensare troppo, e le chiacchiere con amici lontani che sono sempre una medicina prodigiosa.

Passa il tempo. Il mare è in burrasca. La birra è sempre nel frigo.
Tornerò a scrivere.



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8 gennaio 2017

Ho un sacco di cose e me ne dimentico sempre

Il freddo alla fermata dell'autobus. 
Il vento che taglia la faccia, in spiaggia.
Le mani che si scaldano solo se strette tra le coscie.
Le tue braccia che mi cercano la notte.
Farsi sfuggire i minuti. Vivere un po' inconsapevolemente.
Sentimenti su sentimenti che si attorcigliano ad altri sentimenti che non sai come dirli. Che non sai come viverli.
Avere la sensazione di essere spettatore della propria vita e riguardarsela, ogni tanto, da spettatore. Come un video privo di voci ma solo con colonna sonora.
Fare il punto della situazione. Di quello che c'è, di ciò che si è perso. Di una serenità infantile che non tornerà più perché ha lasciato il posto alle preoccupazioni che mangiano lo stomaco e rosicchiano le ore di sonno. 
Persone, voci, pensieri e dolori dietro lo schermo che proietta la tua vita.
L'amore che non ha tempo perché ci sono la spesa, la posta, la benzina, la stanchezza.
I libri che si accumulano.
La tv che proietta immagini mute.
Bambini. Cani. Sorrisi. Guerra. Paura. Politica. Torte. Si mescola tutto.
Tutto frullato, restituito senza confini.
Non ci si caspisce mai nulla. Nelle ricette come nello scorrere del tempo.
Chissà come sarà fra dieci anni. Chissà cosa pensavo sarei stata dieci anni fa.
Mangio. Dormo. Rido. Piango. Mi tormento. Vado al lavoro. Torno dal lavoro. Guido. Pulisco casa. Cucino. E poi? E quindi?
Il mare è uno spettacolo incredibile la mattina.
Mi stupisce sempre quando alzo la testa dallo schermo del telefono e guardo dal finestrino.
Ho un sacco di cose e me ne dimentico sempre.


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10 dicembre 2016

Smettere di.


Anche l'altezza mi mette paura, e il sangue e i terremoti; per il resto non temo nulla, tranne la morte, il pensiero di mettermi a urlare in mezzo alla folla, l'appendicite, e un attacco di cuore, già, anche questo.
(Chiedi alla polvere - J. Fante)


Smettere di aver paura.
Di parlare. Di scrivere. Di essere.
Di perdere. Di perdermi e di perdervi.
Della nebbia. Del ghiaccio. Dei pensieri degli altri. Dei giudizi e delle opinioni.
Degli incidenti. Delle automobili ribaltate. Della disattenzione.
Del cibo bruciato. Dei treni in ritardo. Delle strade nuove.
Delle telefonate inaspettate. Del corpo che non risponde, dei coaguli di sangue e del cuore che manca un battito.
Del tempo che è clemente solo quando vuole. Del tempo che se ne frega. Del tempo che non esiste.
Di non essere all'altezza. Dell'altezza. Di deludere. Di non meritare stima.
Di non essere abbastanza. Abbastanza bella, simpatica, brava, magra, intelligente, disponibile. Abbastanza come mi vogliono gli altri.
Del vento che fa tremare i vetri. Del respito breve. Della tosse che toglie il fiato.
Di perdere profondità. Capacità di pensiero critico e curiosità.
Di cambiare e di essere uguale.
Di perdere il controllo. 
Di amare troppo
Di amare male.
Voglio smettere di aver paura.
Ma ho paura di farlo.

Ren Hang


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13 novembre 2016

Basta solo un po' di coraggio

Concentrarsi su ciò che si ha. 
Non dare importanza a ciò che manca.
Io non lo so cosa mi manca, in certi periodi. Forse solo me stessa. Forse solo un po' di coraggio. Eppure mi sembra di averne: nel sorridere sempre, nell'esserci sempre, nell'avere sempre un atto di gentilezza verso chiunque, nonostante le lacrime o la rabbia. 
Eppure mi sembra di averne: nel mettermi in discussione, nello scegliere, nel gestire i sensi di colpa.
Non dare importanza a ciò che manca.
Ma se io non lo so cosa mi manca?
Quel che sento, in certi momenti della mia vita, è solo una profonda tristezza, un dolore all'altezza della gola, gli occhi che si appannano, le spalle che si muovono come a dire non importa.
Saranno gli ormoni - penso.
Sarò solo triste - mi dico.
Provo a trovare un senso alle paure. Paura di sbagliare, paura di deludere, paura di perdere ciò che ho, chi ho intorno.
Soffro per questo?
Provo a controllare l'ansia. 
Provo a pensare a ciò che ho, a tutto ciò che ho guadagnato in quest'ultimo anno. Faccio la conta delle cose belle.
Eppure continuo a sentirmi triste. Continua a venirmi da piangere. Continuo a pensare al vuoto lasciato dalla malattia di mio padre, al vuoto lasciato nella nuova vita di mia madre, al vuoto lasciato dagli amici di un tempo quelli che mi hanno costruita, quelli che appartengono a un'altra vita e che tengo per mano anche in questa, senza riuscire a farli entrare del tutto. Ché la distanza ci mette il suo. Continuo a pensare al cambiamento, alla fragilità del presente e alla nebulosità del futuro.
Mi sento così profondamente triste da non sapere nemmeno da dove è cominciata.
Vi ricordate com'era tutto manicheo a 19 anni?
Vi ricordate quanto poco ci voleva per salvarsi?

I problemi sono altri, lo so.
Ma ogni tanto mi prendo il privilegio di piangere per me stessa come se avessi ancora 5 anni.



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1 novembre 2016

La mia infanzia, Stephen King e Stranger Things

La prima volta che ho letto un libro di Stephen King avevo dieci anni.

Ero a casa con la febbre. Era un gennaio di ventitré anni fa e Netflix, ancora, non l'avevano inventato. Ricordo di essermi arrampicata sulla libreria e di aver iniziato a passare in rassegna i titoli, facendomi guidare più dalla copertina e dalla mia voglia di sentirmi grande e coraggiosa, che da un reale interesse. Mio babbo era ancora mio babbo allora e io ancora la figlia. Il contrario sarebbe avvenuto solo in anni più recenti. Ma si tratta di un'altra storia e ciò che conta è che, in quel giorni di gennaio di tanti anni fa, mio babbo che allora era ancora mio babbo mi ha tolto dalla mano La lunga marcia – che ho letto qualche mese più tardi – e mi ha messo in grembo It.
E tutti insieme, mio babbo, Stephen King, It e i perdenti, mi hanno cambiato la vita.

Leggere It, per me, all'epoca significava sfidare una delle mie più grandi paure: l'immagine che di It stesso avevo, dalla miniserie uscita qualche anno prima. Un Tim Curry indimenticabile e in grado di popolare i miei incubi per tutta l'infanzia.
Sono sempre stata una bambina abbastanza schiva, timorosa delle novità ma attratta dall'avventura. Sono cresciuta con I Goonies, ET e Stand By Me e ciò che non facevo nella realtà lo realizzavo nella mia mente. Mi sono sempre sentita parte di un gruppo a parte. Il gruppo dei perdenti, dei goonies appunto di quelli che salvano un extraterrestre per salvare la fantasia, di quelli che cercano un corpo per trovare loro stessi e diventare adulti.
It non poteva che essere il mio libro.

Mi sono trasferita da qualche mese in una casa nuova e la copia di It che ho letto in quel giorni di gennaio del 1993 è qui con me. Ho creduto di non prendere altri titoli dalla collezione di mio babbo. So che sono la sua eredità ma non voglio affrettare i tempi. Lo diventeranno quando smetterà completamente di essere mio babbo e non adesso quando i ruoli si sono solo invertiti.
È una storia complicata questa, lo so, e non si capisce se io voglia parlare di me, della nostalgia, di libri o del trattare un romanzo come fosse un figlio. Ma come si fa a parlare dell'infanzia, della magia di cui conserviamo memoria ma che da adulti non sappiamo spiegare? Né sappiamo se sia esistita davvero. Come si può raccontare il potere di una storia che non è solo la storia in sé ma il mondo che crea, i mondi che muove e fa comunicare e quella sensazione di essere infinito, di aver vissuto mille vite, di guardare il mondo dall'alto, di vedere tutto, sentire tutto e voler solo essere attraversati dall'immensità?

Leggo It una volta l'anno.
Mi aiuta a fare pace con me stessa. Perché It serve per chiudere i conti col passato, per diventare grandi senza dimenticare cosa si è stati, per continuare a sorprendersi del male e per non smettere mai di arrendersi. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti.
Leggo It una volta l'anno perché Stephen King è un narratore eccezionale e fabbrica le sue storie in un modo per niente scontato, con una struttura solida, un susseguirsi implacabile di parole che conducono là dove la verità del mondo si sente. E mica capisci come ci sei arrivato a quella purezza. Come qualcuno abbia potuto dirla così bene, esattamente come tu la percepisci.
Leggo It una volta l'anno per sentirmi coraggiosa.
Leggo It una volta l'anno per come mi fa sentire ogni volta. Ogni volta insicura. Ogni volta sola. Ogni volta travolta. Ogni volta parte di un tutto senza forma costituito da amicizia, fede, valore, purezza, speranza e da tutti i sentimenti a cui non so dare forma e che restano lì aggrovigliati a metà strada tra la pancia e la gola.
Leggo It ogni anno perché, paradossalmente, è il mio mondo bello. E per avere mio babbo più vicino.

Poi succede che una domenica di metà luglio, a trent'anni dall'uscita di It, decido di rileggerlo. Ma tentenno. Siamo nel 2016 e a differenza del 1993 Netflix ce l'abbiamo.
Decido di iniziare questa nuova serie il cui font del titolo mi ricorda in modo impressionante quello utilizzato dalla Sperling&Kupfer per i titoli delle edizioni dei libri di King degli anni '90. Quelle edizioni che ho sempre avuto fra le mani.
Si intitola Stranger Things questa serie ed è ideata dai fratelli Duffer.
Otto puntate. Otto ore che, letteralmente, mi mangio e digerisco insieme a tutti i pop corn, in tre giorni. La creazione dei fratelli Duffer è preziosa e di nicchia. Strizza l'occhio a ET, a Incontri ravvicinati del terzo tipo, a i Goonies e a tutto il cinema anni '80 di Spielberghiana memoria. E poi abbraccia Stephen King. Fino ad inglobarselo. Fino a essere una serie di Stephen King ma non di Stephen King.

Stranger Things è It e Stand by me e L'Incendiaria e Carrie e Pet Semetary e Tommyknockers. È la ricerca di un amico, i binari del treno seguiti fino alla speranza, è le biciclette più veloci del vento, i poteri della mente, i genitori aguzzini, il male sotto varie forme, ma soprattutto è l'infanzia, l'amicizia, l'unione più forte di qualsiasi paura.
I perdenti di Stranger Things ricordano molto quelli di It, per composizione e caratteristiche. Per l'amore incondizionato che li lega e per la forza con la quale credono al magico, all'orrore e alla possibilità che il mondo non sia incasellato e razionale ma che sia sottosopra. Racconta il momento in cui si scopre che il male degli uomini va oltre gli uomini e può assumere fattezze inaspettate e uscire direttamente da sotto i letti e dagli armadi di ognuno di noi e ogni tanto far sparire qualcuno, strappare un braccio a un altro o far scoppiare una bomba, così all'improvviso.

I fratelli Duffer riescono in ciò che credevo fosse solo appannaggio di King: sbatterci in faccia i bambini che siamo stati. Puzzolenti, sporchi, fedeli, pieni zeppi di futuro e di vita. Coraggiosi e valorosi, non ancora inquinati ma più adulti degli adulti. E amici. Amici davvero, senza riserva e sovrastrutture. Amici perché nella vita non c'è altro e non deve esserci altro se non questo sentimento di purezza e lealtà e giustezza e famiglia. 

«Andate a farvi fottere», dissi, e tirai su il culo, mostrandogli il medio da sopra la spalla mentre mi allontanavo. Non ho mai più avuto amici, in seguito, come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, e voi? 

Ecco di cosa sto parlando. Per quanto mi riguarda, la serie è tutta qui, in queste parole, tratte da Stand by me: un gruppo di ragazzini contro il mondo e il male che è capace di liberare.

Stranger Things è la storia di alcuni ragazzini che cercano di salvare il presente.

È lo specchio di ciò che siamo e che ci siamo dimenticati di essere.

Trovati un po’ di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c’è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio.  (It)


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9 ottobre 2016

I pioppi di ottobre

Settembre è passato senza che me ne accorgessi e senza rendermene conto è più di un mese che non scrivo. Ci sono atti che uno crede immutabili, come lo scrivere, convinto che non possa esserci altro se non mettere in fila le parole per un pubblico di sconosciuti. Fino a un anno fa ero sicura che non sarei riuscita a non scrivere sul blog. Ora, mi rendo conto, che come ogni volta le mie sicurezze si sgretolano come una manciata di terra secca.
Dovrei dare da bere alle piante, a proposito di terra che si sbriciola. Ci sono troppe azioni che dovrei fare e non faccio per pigrizia, lassismo, non voglia, mancanza di tempo e cambio di priorità. Eppure far bene tutti i compiti per me è sempre stato motivo di vanto. E non farli motivo d'angoscia. Ma forse un po' di ansia da mania di controllo la sto abbandonando. Forse.
Stasera ho voglia di un bel piatto di verdure con pane e spezie varie. Sono andata al supermercato prima, perché ho il frigo vuoto. Non amo il supermercato la domenica ma la mia fruttivendola di fiducia, giustamente, è chiusa. C'era così tanta gente e io mi sono sentita così stronza e uguale alla massa pascolante che cammina senza saperlo e guarda senza vedere.
Ho già molta fame ma Lui tornerà dal lavoro solo alle nove per cui cerco di non pensarci.

Settembre è passato senza che me accorgessi.

A settembre è venuto mio fratello con la fidanzata a trovarci. Ci hanno portato libri e vino in dono. E abbiamo passato alcune serate piacevolissime. I due uomini sono cuochi incredibili ed è bello vedere quanta creatività riescano a esprimere con pochissimi elementi.

A settembre c'è stata l'inaugurazione del nuovo studio dove lavoro.
Siamo noi. Ancora e sempre.


Con tutti i nostri problemi, i fraintendimenti, i non detti, il proprio vissuto e i propri dolori che a volte è difficile non gettare sugli altri. Con le nostre risposte fredde e le discussioni. Ma siamo ancora noi che siamo una squadra, che funzioniamo benissimo anche se a volte ci boicottiamo, che ridiamo fino alle lacrime e che in fondo proviamo un sacco di amore l'uno per gli altri perché siamo una famiglia.

A settembre sono tornata a casa per il solito fine settimana mensile e ho visto mio babbo che è sempre mio babbo e che a volte non ricordo nemmeno più com'era prima. Mi capita di guardare delle foto scattate nell'ultimo anno e sforzarmi per ripotarmi alla mente il prima. Ché situazioni sostituiscono situazioni ed è un attimo scordarsi ciò che si era e abituarsi a ciò che si è.

A settembre sono stata in Toscana con Lui. Perché Lui ha voluto sospendersi.


Abbiamo conosciuto persone e rivisto persone. Ed è stato bello, ed è stato nostro ché era tanto tempo che non avevamo del tempo per qualcosa che ci andava da fare insieme con i lavori che rubano ore e occasioni.

A settembre ho comprato due libri e me ne hanno regalati quattro e ancora non ho finito quello cominciato all'inizio di settembre. E io tutti questi libri non potrei amarli di più. Non potrebbero farmi sentire meglio.

A ottobre, invece, anche se iniziato da poco ho: litigato con mio nonno la cui ingratitudine, grettezza e meschinità sono i motivi per cui non lo ricorderò mai con affetto; ho cenato fuori troppe volte; ho finalmente sentito freddo e visto le foglie diventare gialle; ho pensato che il mondo sarebbe bellissimo se fosse per sempre autunno.


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31 agosto 2016

Non so cosa aspettarmi da settembre

Non so cosa aspettarmi da settembre.
Generalmente settembre è sempre stato il mese dei grandi viaggi, degli Stati Uniti, dell'Oriente, delle capitali europee. Non quest'anno. La casa nuova è stato il grande viaggio di quest'anno e di più non possiamo permetterci.

Non scrivo da tanto, lo so.
Ma la vita succede e io mi dimentico di appuntarmi accadimenti e speranze. Poi ci penso e mi dico che dovrei scriverne ma poi non accade e rimando in un circolo di scuse e di scelte più facili: più facile non pensare, più facile impegnarmi in attività meno faticose, più facile scegliere di fare altro.

Ad agosto:


  • ho lavorato quasi tutto il mese, tranne una pausa di quattro giorni intorno a Ferragosto
  • abbiamo riaperto lo studio. È bello lo studio nuovo, fa bene agli occhi e al cuore. È una rinascita e una nuova occasione e la gente è cominciata ad arrivare, di nuovo
  • ho passato una giornata in solitaria a Bologna a visitare la mostra delle Barbie e quella dedicata a David Bowie. Una delle giornate migliori che potessi desiderare. La città praticamente semi-deserta, io e le mie lunghissime camminate. Io e la solitudine. Mi si sono anche rotte le scarpe e sono dovuta entrare nel primo H&M disponibile per prenderne un paio. Sì lo so, sono una merda. Nel senso che ho contribuito a fornire un motivo per le aperture festive
  • settimana scorsa sono stata a Riolo Terme, un piccolo paese tra Ravenna e Imola (l'ho geolocalizzato all'incirca lì) che ospita, ogni anno, un gran bel festival gratuito con bei nomi, almeno per me, della musica contemporanea. Abbiamo visto I Ministri e ogni volta mi stupisco di quanto mi piacciano
  • ho letto un saggio su Stephen King e uno sui Goonies
  • ho visto Stranger Things e l'ho amata
  • ho iniziato con tipo dieci anni di ritardo Una mamma per amica
  • e continuo a guardare Pretty Little Liars chiedendomi anche il perché
  • domenica è arrivata mia mamma e starà qui fino a sabato. Tornerò a casa con lei per il fine settimana ché non vedo mio babbo da quasi un mese
  • a volte mi manca molto mio babbo, la sua figura, quello che era prima della malattia
  • la prossima settimana dovrebbe venire a trovarmi mio fratello
  • mangio
  • ascolto musica
  • leggo un sacco di attualità ma non ne scrivo. Ché ormai mi sembra che si giochi a chi è più indignato sui social
  • oggi mi è arrivato a casa il nuovo libro di Jonathan Safran Foer e quindi è una splendida giornata
  • vorrei comprarmi i libri di Harry Potter  e, finalmente, leggerli ma non so se sia una buona idea
Vi leggo sempre tutti.
Vi penso molto.
Ho cancellato Snapchat e questa è la mia ultima testimonianza del suo uso.




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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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