26 dicembre 2013

Perché una volta che avete cominciato, [...] non c'è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. [...] Basta che cominciate a dire di qualcosa: "Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!" è già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.

- Italo Calvino, Gli amori difficili


Share:

23 dicembre 2013

Bilanci e 'sti cazzi # 2

Anche quest'anno, come lo scorso, ho deciso di essere incredibilmente originale pubblicando un bilancio - ad anno non ancora terminato - dei dodici mesi che ci siamo gioiosamente lasciati alle spalle.
Come l'anno scorso son sempre bellissima e povera. O forse un po' meno bella e un po' meno povera, che va bene. Venderei pure l'anima a Satana per non avere sempre le pezze al culo. 

Dunque, cazzo è successo quest'anno?

Gennaio

1 gennaio: mi sveglio in un letto matrimoniale con due uomini. Anche quest'anno. Uno Lui, sempre Lui, e l'altro grosso e pel di carota come me che mi blocca la coperta cercando di soffocarmi. L'amicizia. Buon 2013.
4 gennaio: scompare a Los Roques un aereo privato con a bordo sei italiani tra cui Vittorio Missoni. Tornano di moda i maglioni di mio nonno.
6 gennaio: anche quest'anno la Befana fa la stronza e salta la mia casa. Non s'è sprecata manco col carbone. E io un po' ci rimango male.
15 gennaio: Tommy Remengesau diventa Presidente della Repubblica di Palau. Io acquisto la coppetta mestruale e mi sento come se fossi dio. Altro che la presidenza. E poi 'ndo sta Palau?
20 gennaio: mi arriva il ciclo. Utilizzo per la prima volta la coppetta e penso a tutti gli scherzi realizzabili col sangue raccolto. Roba che Carrie, spostati.
30 gennaio: comincio la raccolta fondi per rifarmi le tette.
31 gennaio: finisco la raccolta fondi perché babbo A. compie gli anni e mi devo sacrificare per un bene più grande.

Febbraio

4 febbraio: dopo un accurato test del DNA risulta chiaro che i resti ritrovati l'anno prima non so dove - di certo non a casa mia se no a quest'ora col cazzo che sarei qui a scrivere su un blog di merda - sono di Riccardo III d'Inghilterra. Per festeggiare prenoto un tatuaggio.
8 febbraio: compio trent'anni. Il mondo si ferma. Le acque si dividono. I poli magnetici si invertono. Festa nazionale. Io magno la pizza in pigiama e sono felice.
9 febbraio: mi tatuo e mi sento più figa.
11 febbraio: Papa Benedetto XVI si rompe i maroni e decide di tornare a potersi vestire da Cristiano.
15 febbraio: l'asteroide 2012 DA14 passa vicino alla terra. Ritenta e sarai più fortunato.
22 febbraio: ricevo quella che è probabilmente la notizia più bella e brutta degli ultimi anni. Imparo cos'è la rabbia. Conosco la rassegnazione. Mi incammino verso "me ne faccio 'na ragione". Però cresco. Anche se a volte fa schifo.

Marzo

1-2-3 marzo: io e Lui siamo in viaggetto in quel meraviglioso paese che è la Polonia. Mangiamo come non avessimo una dignità, andiamo a Auschwitz, beviamo, parliamo tra noi in inglese per fingerci stranieri tra i gruppi di italiani. Ci innamoriamo. Di noi, di nuovo e di Cracovia.
4 marzo: un incendio distrugge la Città della Scienza a Napoli e io mi vergogno di essere Italiana.
13 marzo: viene eletto il nuovo Papa. Decide di chiamarsi come Lui.
16 marzo: apprendo la notizia della morte di Shannon Larratt e sono triste. Anche se non lo conoscevo. Ma è stato un esempio e un punto di riferimento per tutti gli appassionati di body modification.
20 marzo: c'è il finale di stagione di Pretty Little Liars e io bestemmio così forte contro me stessa per aver deciso di iniziare a guardare 'sta roba in un momento di noia. Ma non potevo magnare come fanno tutti?
21 marzo: non sono più vegetariana.
31 marzo: è Pasqua. Io sono in Romagna e ho conferma di potermi ammazzare nella stagione estiva anche quest'anno. Se non sarò in prigione per aver ucciso gli studenti che seguo come tutor.

Aprile

2 aprile: muore Jesús Franco e a me un po' spiace perché nessuno più saprà fare un film così trasandato e puro genio jazz come Vampyros Lesbos.
5 aprile: mi faccio tipo cento selfie con l'Amstaff di Lui. Ed inizia la mia travolgente storia d'amore con il cane più bello del mondo. La amo.
13 aprile: vado a Milano da Aria - che ormai ha abbandonato il mondo dei blog - e conoscono Il Banale e poi Poison, Ade <3, il K e CirINCIAMPAI e sono felice. E non dormo niente e mangio troppo e bevo discretamente - che son vecchia. Ma sono felice.
15 aprile: continuo a sfornare cibo e dolci. Il progetto è fare ingrassare tutti quelli attorno a me.
28 aprile: Enrico Letta è Presidente del Consiglio e io decido di provare a prendermi un altro passaporto.

Maggio

6 maggio: su Rai 1 va in onda, dopo 36 anni, 4 mesi e 6 giorni una nuova versione di Carosello. Io mi sento vecchia ché la versione originale l'ho studiata sui libri.
14 maggio: mi trasferisco da Lui, nella ridente repubblica della Romagna per cominciare la stagione lavorativa.
18 maggio: inizio a lavorare ma di estivo questa stagione non ha nulla. Fa freddo. E piove. E tira vento. E nemmeno ci sono i rompipalle. Tutto molto anomalo.
20 maggio: io e Lui vendiamo un rene (a testa) al mercato nero e acquistiamo due biglietti aerei per Los Angeles.
21-31 maggio: mi chiedo se l'estate arriverà mai ma, intanto, i tedeschi vecchi e rintronati girano comunque la sera. Con 10°. E io inizio a sviluppare il mio sanissimo astio contro il genere umano.

Giugno

3-6 giugno: Venere passa sul sole. E inizia definitivamente la stagione.
6-20 giugno: faccio cose, vado in bici, lavoro tanto, vedo mamma L che compie gli anni e babbo A, in gita in quel della Romagna, odio la gente e compro regali.
20 giugno: arriva la collega più simpatica di sempre e la vita prende un'altra piega.

Luglio

6 luglio: il volo Asiana Airlines 214 si schianta all'aeroporto di San Francisco. Noi ci caghiamo sotto.
9 luglio: c'è la Notte Rosa sulla riviera. Io indosso una t-shirt rosa e delle infradito rosa e una collana di fiori rosa. Odio, se possibile, ancor di più la gente.
9-25 luglio: sudo, lavoro, esco a cena ogni sera a mezzanotte. Gioco col mio capo a Quiz Cross cercando di umiliare gli avversari.
26-28 luglio: Roger Waters fa due concerti in Italia e io, tanto per cambiare, odio dover lavorare giorno e notte.

Agosto

1 agosto: Silvio Berlusconi viene condannato in via definitiva per frode fiscale. Per cinque minuti il mondo sembra un posto in cui avere fiducia.
21 agosto: in Siria viene utilizzato il gas Sarin. Mi avrebbe fatto molto comodo ma, eroicamente, affronto il mese, il caldo e la gente senza l'utilizzo di aiutini.
30 agosto: collega numero 1 finisce la stagione. Io gioisco perché la gente diminuisce.

Settembre

1 settembre: anche collega adorabile numero 2 finisce la sua stagione, ci sfancula tutti e se ne va in Sardegna in vacanza.
2-8 settembre: vivo i miei ultimi giorni di lavoro con un po' di dispiacere. Nonostante gli orari incompatibili con la vita mi spiacerà non essere più impegnata. E tornare povera.
8-30 settembre: io e Lui facciamo cose, spendiamo cifre vergognose in cene, torno a casa qualche giorno ospite da mio fratello, ritorno in Romagna e infine ritorno definitivamente a casa e ricomincio a cucinare come se il futuro dipendesse da quello inaugurando un'inutilissima rubrica di cucina qui sul blog.

Ottobre

1 ottobre: vado a Milano per palpare il culo a Mechanical Roses. Dopo millenni ci rivediamo e siamo più fighe di sempre.
4 ottobre: Lui arriva e ci prepariamo.
7-23 ottobre: andiamo in California. Rivedo amici, conosce amici, andiamo a Las Vegas, andiamo a vedere i vigneti, andiamo al cinema, vediamo Moby, festeggiamo il suo compleanno, mangiamo, mangiamo e mangiamo. E siamo felici.
23-31: non me lo ricordo. Probabilmente in preda alla mancanza degli Stati Uniti cucino schifezze e passo tutto il tempo con la mia amica B. Il resto delle ore riprendo la mia attività di tutor per dementi (leggi: doposcuola).

Novembre

1 novembre: all'aeroporto di Los Angeles un agente fuori servizio apre il fuoco. Che bello essere ritornati.
3 novembre: eclissi solare ibrida. Io ho due brufoli.
21 novembre: fratello A compie gli anni e io cucino e divento povera per fargli un regalo.
22 novembre: vado in Romagna. Al TPO di Bologna suonano I Ministri e io mi diverto e sfogo come non succedeva da tempo.
25-26-27: io e Lui ce ne andiamo nel Chianti a bere vino, fare l'amore, mangiare troppo e vedere Firenze.
28 novembre: la Cometa ISON transita al Perielio. Io ho fame.

Dicembre

2 dicembre: mangiando la pizza rischio di soffocare per colpa della mozzarella. Sputo pezzi ovunque e infilandomi le dita in gola riesco a salvarmi. Poi continuo a mangiare. Ero solo all'inizio della mia cena.
3-18 dicembre: non succede una fonchia. Cucino, insegno, mangio e amo il freddo.
19-23 dicembre: arriva Lui. Mangiamo, andiamo al cinema, facciamo gli idioti.
Cucino la crema di nocciole e cacao più buona del mondo e mi scambio i regali di Natale con la mia famiglia perché sì.

E poi ci sarà Natale, purtroppo, e i miei parenti purtroppo.
Però il 27 me ne andrò in Romagna e mangerò. E il 31 ce ne andremo in Piemonte. E mangeremo.
E alla fine sarà il 2014. E noi continueremo a mangiare.






Share:

17 dicembre 2013

La pornografia è letteratura destinata ad essere letta con una sola mano

Ciao amici.
Oggi sono di buon umore per cui vi vorrei parlare di due argomenti da sfigati: la pornografia e i libri.
Nelle ultime ventiquattro ore sono stata colta da furiosa esaltazione infantile e non posso, quindi, non condividere con voi le giuoie che solo l'Internet e i libri possono dare. Mi rendo conto che, probabilmente, la maggior parte di voi farà spallucce - nel migliore dei casi - di fronte a ciò che andrò propinandovi ma credo che ormai vi siate abituati al fatto che per me sono entusiasmanti eventi o oggetti che il resto dell'umanità accoglie con l'entusiasmo che si riserva a un brufolo sulle chiappe.

● C'è questo libro - sì, parlerò prima del libro e poi del pop-porno, li sento i vostri buuuu di disapprovazione - che sto leggendo che mi ha colpita fin da subito, per la copertina.

Lui è tornato - Timur Vermes

Chi mi conosce sa della mia passione smodata per Hitler, i baffi, e tutto ciò che lo riguarda. Un'interesse sì storico ma, soprattutto, umano. Personalità così genialmente poco sane e maligne mi affascino molto. L'Adolf, per me, è diventato un feticcio, un'occasione comica e trovo irresistibili le migliaia di immagine di satira che lo vedono come protagonista. Questa operazione non la trovo per niente svilente nei confronti del mondo che all'epoca - e tutto sommato ancora oggi - fu vittima della sua inarrestabile follia ma anzi trovo che questo familiarizzare col male e ridurre Hitler a una macchietta sia un'importantissima operazione. Non banalizza e fa dimenticare ma tiene costantemente viva la riflessione. Per certi versi l'estrema socializzazione del contemporaneo dà contributi sociologici che nascono come negativi ma che ottengono risultati più che positivi.
Timus Vermes è l'autore di questo libro - con la copertina più geniale di sempre.
È l'estate del 2011 e Adolf Hitler si risveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono trovare nel centro di Berlino.
Boom.
Innamorata.
Il libro è in prima persona. Abbiamo direttamente accesso ai pensieri di Adolf Hitler senza nessun filtro e tutto ciò che dice e fa è completamente coerente con la sua figura. Per fortuna il nostro Timur Vermes è uno di quelli che studia davvero (tutti i discorsi di Hitler) prima di scrivere.
L'Hitler del libro, come quello reale del resto, non è un grand'uomo, è un poveretto che ciancia di cose che non capisce ma ha una sola grandissima qualità: sa affascinare le masse.
Questo scritto è un gioiello di sottile umorismo, cinismo e un'analisi nerissima sulla società contemporanea. Hitler viene amato, imitato, cercato.
Non l'ho ancora finito - sono 400 pagine e l'ho cominciato ieri, abbiate pazienza - ma sono animata da una voracità e da una gioiosa ansia di condivisione che non sentivo da tempo.

Lo guardai indignato: "Le sembro forse un delinquente?"
Mi guardò: "Mi sembra Adolf Hitler."
"Appunto", dissi io.


● La pornografia è un argomento entusiasmante. E giù applausi.
Penso, però - ecco qui la moralizzatrice - che ci siano diversi tipi e livelli di pornografia. Quella patinata con i bellocci e le bellocce di turno, fatta di questi rapporti infiniti, così distante da quella che è la bellissima e pasticciata e imperfetta realtà non la trovo bella. Non trovo belli i soliti ruoli stereotipati, con queste donne che non vedono l'ora di essere inondate da sperma e possedute da falli enormi, con questi uomini sempre pronti e instancabili e dominanti. Trovo sia tutto molto grottesco perché la vita vera è diversa. E meno male. Perché nella vita vera si è goffi. E si ride.
Io ci credo molto a questa cosa dell'autenticità e penso che sia molto più eccitante del vedere gente a caso che fa sesso. Ci ho creduto molto in passato e ho preso parte ad alcuni progetti.
Ne è nato un sito, ne sono nate splendide amicizie, ne è nata tanta consapevolezza.
E così, anche io l'ho fatto. Mi sono accoppiata. Son finita sul sito. Su una fanzine e su Vanity Fair.
Poi sono diventata troppo vecchia per il mondo del porno e son tornata a non uscire il sabato sera.
Cito me stessa - che spocchia! - da qui.
Qualche anno dopo è apparso anche un documentario sul progetto, ormai quando ognuno di noi aveva preso la propria strada.
E oggi, cos'è rimasto? [...] Amore per Milano, per i treni persi, le notti nei letti degli altri, la pioggia, le corse, le caramelle, le notti insonni. Noi.
(Ri)cito me stessa, da qui.
Penso che non tutta la pornografia sia malata. Penso che i corpi nudi siano opere d'arte. Penso che se il mondo del porno fosse meno finto ci sarebbero meno problemi di autostima, meno solitudine sessuale, meno incapacità di rapportarsi con gli altri intimamente. E più naturalezza e semplicità.
Penso anche che il confine dell'autenticità si sia perso ormai da moltissimo. E che la pornografia sia stata sdoganata nel modo più terribile e controproducente che si potesse trovare. La pubblicità ne è la dimostrazione più lampante. 
Ieri, casualmente, mi sono imbattuta in questo giochino.


Divertente. Sì. Ci ho perso la mia bella mezz'ora cercando di ottenere un risultato soddisfacente. E anche per vedermi tutte le fotografie. Non sono riuscita, però, ad ottenere un punteggio superiore a 30/40.


Ed è spaventoso. Non perché io non abbia "vinto" ma perché il fatto che ci sia così poca differenza tra pornografia e pubblicità lo trovo assolutamente agghiacciante. E molto più spesso etichettavo come porno immagini pubblicitarie e non il contrario. Che la realtà abbia davvero superato la finzione?

Sono banale e in ritardo sui tempi, ne sono consapevole. Tristemente.







Comunque, se siete interessati, questo è il link al gioco.
Share:

13 dicembre 2013

Il meme del Buon Natale 2013 (o di Santa Lucia, non facciamola incazzare)

La buona e bella Nadia di The Life in a Year qualche giorno fa ha pubblicato questo meme (apro una parentesi sulla mia splendente ignoranza: io mica sapevo dell'evoluzione tecnologica di questa parola approdata alla mia conoscenza con la lettura di Burroughs. Informati Mareva, Informati!) sotto la spinta di Cervello Bacato a sua volta spinto, deduco, dalla sua latente ma ben presente follia.
In cosa consiste, ordunque, questa simpatica ma non dispensatrice di lutti e catastrofi Catena di Sant'Antonio?
Non bisogna fare altro che raccontare/descrivere quei regali che ci hanno trasformati in beoti felicissimi alla loro apertura, che tanto abbiamo atteso e desiderato o che ci hanno stupiti perché nemmeno noi saremmo stati in grado di immaginare di ricevere tanto.

Una nota importante da fare è che a me i regali non li ha mai portati Babbo Natale perché quassù, nelle remote valli del bresciano, lui con la sua slitta non ci arriva. L'incombenza è, quindi, stata smollata a Santa Lucia, una delle sante più fighe esistite sul nostro glorioso pianeta.
Lucia all'epoca, e parliamo del 300 circa, ma non 1300 eh, proprio 300, quindi mica l'altro ieri, viveva bella rilassata a Siracusa. Figlia di papà - schiattato prematuramente - aveva un'unica preoccupazione nella vita oltre allo shampoo e al giro vita, aiutare la madre gravemente malata. Durante l'ennesimo pellegrinaggio per ottenere la guarigione della genitrice Lucia scopre, grazie all'intercessione della saggia Sant'Agata, di poter avere un ruolo fondamentale nella salute della madre e nel pantheon dei Santi. E che cazzo, avrà pensato Lucia. Decide così di smollare il giovane pagano a cui era stata concessa in sposa che, evidentemente, non la prende molto bene. Vedendosi sparire da sotto il naso la ricca dote e quindi un futuro di viaggi, alcool e rock and roll, decide di denunciare la giovane. L'accusa: cristianesimo. Ricordiamoci che in quel periodo c'era quel birbone di Diocleziano al potere. Il tribunale decide quindi che Lucia debba venire esposta tra le prostitute ma, essendo lei figa e con i super power, diventa pesantissima e nemmeno millemila uomini riescono a spostarla. Di fronte a questa chiarissima espressione di eccellenza il boss non trova di meglio da fare che decapitarla.
A tutto questo, poi, la stupenda saggezza popolare ha deciso di aggiungere un piccolo particolare utilizzato per la rappresentazione iconografica della Santa. Chiamandosi Lucia, quindi lux, quindi rappresentate della luce, quindi della vista, perché, quindi, non rappresentarla senza occhi e coi bulbi oculari - freschi di strappo -su di un piattino?
Lucia, sei la più figa.
Secondo ciò che viene raccontato a noi bambini Lucia arriva la notte tra il 12 e il 13 dicembre trasportando i doni su di un carretto tirato da un povero, disperato ciuchino a cui si è soliti lasciare del cibo. I più ravveduti lasciano fieno, io lasciavo latte e pan di stelle causando, sicuramente, un cagotto immondo al povero animale.
I genitori, inoltre, per incutere il sacro terrore nei bambini suonano un campanellino, facendo credere che sia la Santa a farlo, e, con tono tetro, spiegano che nel malaugurato caso in cui a qualcuno venga in mente di provare a spiare la Santa questa reagirà gettandogli cenere negli occhi.
Gentile.

Ma veniamo al sodo.

● Il fruttivendolo giocattolo o, come lo chiamavo io a quattro anni, il mercatino. Simile a quello dell'immagine ma più proletario. Ovvero: avevo la frutta, il cestellino per fare la spesa, la cassa, perfino una bilancia ma zero banchetto e decorazioni. Mi ci divertivo come non mai a pesare, vendere e comprare e a diventare la bambina problematica che parla da sola che presto sarei stata.








● Il camper di Barbie, proprio questo della fotografia. Osceno e pacchiano con la parte anteriore che si staccava in modo tale che quell'idiota di Barbie avesse anche la macchina da poter utilizzare senza doversi portare appresso l'intera casa. Nel retro della finta macchina si materializzavano, poi, due divanetti ribaltabili che, se non avessi avuto nove anni, avrei fatto utilizzare ai beoti in modo diverso.
Mi ricordo ancora come mi si staccavano tutti quegli adesivi e, soprattutto, come li avevo attaccati di merda.




● La cucina di Barbie. Regalo totalmente inaspettato e fatto, secondo me, col preciso intento di ammazzarmi visto i miliardi di pezzettini minuscoli che conteneva: pentoline, coperchini, coltellini, forchettine, 'stocazzino e che avrei potuto ingoiare. Cosa mai successa perché ero una bambina assennata. Ora pagherei per avere una cucina del genere, reale, chiaramente. Da bambina mi limitavo a fare il famoso gioco sessista della donna ai fornelli.




 
 ● Il Game Boy. Questo. Quello spesso tre centimetri, con lo schermino verde e pesante mezzo chilo. Penso di aver consumato i tasti a forza di giocare a Tetris. Poi l'ho prestato a quel disgraziato di mio cugino che l'ha perso. L'ha perso. Ha lasciato il suo cazzo di zaino di merda non si sa dove, forse in qualche dirupo e io ho detto addio al mio grigio amico.







 ●  La tastiera Bontempi. Questo è stato il regalo più bello che mi sia stato fatto nella mia infanzia. Mi ha iniziata alla musica e a prendere lezioni di pianoforte per otto anni. La suonavo continuamente e mi piaceva talmente tanto che, da autodidatta, ero diventata anche discretamente brava. Suonavo brani molto semplici, naturalmente ed ero spaventata a morte da Für Elise di Beethoven dopo averla sentita nel film IT. Il più grande terrore della mia infanzia.




Questi sono stati i regali principali, direi. Quelli che ricordo più di altri. Poi ci sono stati: macchinine, la pista delle Hot Wheel, il Didò, montagne di libri e chissà quante altre cose non ricordo.
Senza contare l'enorme senso di colpa nello scoprire che tutta 'sta roba non me la portava mica quella simpaticona di Santa Lucia ma bensì mamma e babbo aprendo i cordoni della borsa. Ricordo di essermi sentita una schifosa capitalista, sfruttatrice e di aver pianto.
Che bambina sfigata.
Share:

10 dicembre 2013

Sono breve. Non sono infinita.

Oggi mi sono ricordata di un oggi di tanti anni fa. Diciamo il 2007. Diciamo un dicembre freddo ma bellissimo. Diciamo la mia ex casa milanese. Diciamo la camera di quello che era stato il migliore coinquilino che potessi desiderare. Una di quelle sere in cui mi intrufolavo nella mia vecchia vita e ci rimanevo per una manciata di ore che si trasformava in giorni. E mi svegliavo la mattina, con solo due ore di sonno alle spalle, gli davo un bacio leggero e scendevo le scale. In tutto il tempo che ho vissuto lì ho sempre preferito fare i sei piani a piedi. Uscivo dal cancello. Giravo a sinistra. Pochi passi e le scale della metropolitana. Biglietto, ché ormai l'abbonamento era solo un vecchio ricordo, e le poche fermate che mi separavano dall'università. Fare i miei esami assonnata e poi correre, con la musica nelle orecchie, per tornare da lui. Scale a perdifiato, colazione comprata al bar sotto casa, sto arrivando vestiti e sentirmi bene. Varcare quella porta ed essere felice. Felice perché a Milano ero felice. Senza di Lei. Lei che, finalmente, ero riuscita a vedere per quel che era: infelice. Lei che finalmente, dopo avermi rubato - ed essermi fatta rubare - quasi due anni della mia vita mi ero lasciata alle spalle. Credo di non essermi mai sentita così viva come nei mesi successivi alla nostra rottura. Quando la camera era ormai occupata da altri, quando entravo in casa e c'era lui. Milano ho imparato ad amarla veramente dopo. Non in quei quasi due anni in cui ci ho vissuto. Perché l'ho vissuta di più dopo. Quando, ironia della sorte, ero piena di amici da cui andare, cosa da fare, birre da bere.
L'adorazione, come ogni forma d'intimità, è destinata all'usura.
Il giorno in cui l'ho capito, e anche quel giorno me lo ricordo bene, Milano mi è stata restituita. Insieme alla mia vita.
Era un giorno di dicembre. Me lo ricordo. Sempre la mia ex casa. Sempre il 2007. Una telefonata. Parole infantili e il mio primo atto di ribellione. Ché averla lasciata era stata pura sopravvivenza. Una parolaccia, un telefono sbattuto in faccia, e il miglior coinquilino di sempre che se ne esce con un finalmente liberatorio. Gli occhi lucidi. Click. Tutto torna a posto. Una semplice parola per riscattare i due anni precedenti. 
In quei giorni ascoltavo una canzone idiota e totalmente imbarazzante. Non so perché, ma mi rendeva felice. E questo mi bastava. Non avrei più confuso l'amore con l'odore del cuore. Questo mi diceva la canzone. E so che aveva ragione.

Ci vuole tempo, per ricominciare, per abituarsi alla fine (cit.)

Share:

6 dicembre 2013

Dif(fido)

Mi fido con riserva. Mi aspetto il meglio, ma senza sorprese. Senza iperboli. L'umanità delle persone mi si schianta davanti agli occhi e io non la so schivare. Non so credere oltre il loro essere umani. Raramente vengo sorpresa in positivo. Più spesso in negativo. 
Ché non facciamo nulla per guardarci allo specchio. Ché stare fermi è pur sempre più facile di migliorare. 
E non sarò mai sul Parnaso.
E anche Anna ha preferito buttarsi sotto il treno.
Sentiva che la gente lo avrebbe annientato come i cani dilaniano un cane ferito che guaisce dal dolore. Sapeva che l'unica salvezza dalla gente stava nel nascondere le sue ferite. *
C'è troppa umanità, tutt'attorno.
Come ci si può affidare. Come ci si può fidare.
Come ci si può difendere.
Dagli sguardi della gente. Dai discorsi della gente.
Le luci nelle case. I battiti del cuore. Le mani nella terra. A questo credo. Il sangue che scorre. Il sole che tramonta. I riflessi del cielo che mi tagliano gli occhi.
Però.
Ti affido sempre i fiori raccolti perché mi fido di te.
Della timidezza di certi tuoi sguardi, dei tuoi contrasti spiazzanti.
Dei peli ispidi e delle spine nel mento.
Dell'angolo estremo del tuo cuore. Degli intervalli tra i battiti sul polso. Dei punti opposti del tuo sorriso.
Delle tue parole pulite. Dei tuoi rumori e dei tuoi sogni. Delle sere da svenire di felicità.
Delle tue carezze. Dei tuoi adesso baciami.
Del così ci siamo innamorati.

Mi sento un novembre. Con che coraggio ti porto fiori freschi?


* Anna Karenina, Lev Tolstoj

Share:

2 dicembre 2013

Diario di viaggio # 5 (Toscana) - Di Ministri, Animali veloci e Toscana


E così è iniziato dicembre. Dicembre mi piace solo per il freddo. E il cibo. O meglio, per le scuse che mi fanno ingurgitare cibo senza sentirmi in colpa. La pena la sconto già vedendo i miei parenti. Che bella cosa la famiglia, mi dicono. 
Il mese appena passato, nonostante io lo ami, mi ha donato, l'ingrato, una simpaticissima tosse che sto curando con uno sciroppo dal gusto fragola-veleno. Vediamo se ne esce qualcosa.
Non ho più l'età, mi è stato detto. Eppure, io, mi sento ancora come se avessi vent'anni e quando vado ai concerti esco così:

Share:

20 novembre 2013

Io sono un cane

Un anno fa circa, in questo post, ho affrontato un argomento che per la sua difficoltà e le sue implicazioni emotive e psicologiche mi fa pagare ancora le conseguenze.
L'oroscopo.
Ma mica un oroscopo normale, no, giammai, ma quello di Vanity Fair, sulla quella Bibbia di inutilità che è style.it.

L'oroscopo descriveva, innegabilmente, le immense qualità che noi splendidi ma modesti, badate, acquario abbiamo, come dotazione naturale. Madre natura è la nostra madre biologica. Il DNA non mente.
A distanza di un anno, quindi, ho ben pensato di riproporre il mio oroscopino ma...

... in versione cinese!


Evviva.
Dopo assidue ricerche durate l'estenuante lasso temporale di trenta secondi ho scoperto che il mio corrispondente astrologico nella ridente Repubblica Popolare Cinese è il CANE.
Ammirate, quindi, noi cani, colti in una delle nostre espressioni più intelligenti.


I nati del cane - recita lo scientificissimo oroscopo - sono provvisti di un'indole sincera e leale, che pone a fondamento della loro esistenza, privata ma anche lavorativa, un comportamento fortemente retto.

A dimostrazione di quando la sincerità e la lealtà abbiano, in passato, fatto parte della mia vita lo stay true me lo sono dovuto tatuare sulle mani, per ricordarmelo. A mia discolpa, dico, che da quando c'è mi sono trasformata in una personcina estremamente corretta. Questo non significa che se ti prendi la libertà di pestarmi i piedi io ti dico: tieni, ecco qui una sbarra di ferro, spaccami anche le gambe, certo che no, in quel caso ti sputo e come minimo ti scrosto dalla mia vita col Drago Pulisan. Però, sì però, sono diventata piuttosto onesta con me stessa - insomma me la racconto di meno - e ho un forte senso di lealtà verso chi ho attorno, soprattutto in termini di rispetto e responsabilità.

Se sicuri della loro posizione - continua con incredibile esattezza - i Cane lottano con tutte le loro forze per far valere le proprie opinioni, senza paura.

Da bambina questo si traduceva, pressapoco, in urla, pianti e imprecazioni fantasiose perché io avevo ragione, io detenevo la verità, io, io, io sapevo. La conoscenza universale era tutta contenuta nella me ottenne.
Cresciuta, e comunque ancora convinta di possedere La Verità, ho adottato tattiche e tecniche più sottili e logoranti. Non urlo mai e utilizzo un fare così accondiscendente e sfacciatamente spocchioso per cui, chiunque sia il mio interlocutore, pur di liberarsi di me mi dà ragione. E io sono felice.
Oltre a questo, naturalmente, e molto più realisticamente, so far valere le mie opinioni in modo calmo e pacato. Sono amante dei confronti costruttivi ma non arrivo mai a imporre la mia opinione. A un certo punto, se chi mi ascolta, continua a negare l'evidente verità che gli vado mostrando, getto lo spugna e 'sti gran cazzi. Non voglio fare proseliti e, per fortuna, non sono la mamma di nessuno.

Sanno conquistare la fiducia degli amici grazie alla disponibilità e alla riservatezza che li contraddistinguono. Nell'ascoltare chi si confida con loro si dimostrano generosi e di buoni suggerimenti.

Forse è per questo che ho pochissimi amici. Perché, comunque, mi piace esserci completamente e darmi completamente. Non amo l'amicizia soffocata, che si deve nascondere. Mi piace vivere le persone, alla luce del giorno. Non amo i sotterfugi, le malelingue ingiustificate e le combriccole settarie. Sono riservata con le confidenze che mi vengono fatte, AMO ascoltare e dò consigli solo quando mi rendo conto che sono richiesti e so di poter dire qualcosa che abbia un senso. Non mi piace parlare senza aver padronanza dell'argomento e cerco sempre, per questo, di essere sincera, a volte anche in modo tagliente. Compatisco poco e tendo, nei consigli, a dire quello che vedo. Perché se chi ho attorno l'avesse fatto più spesso con me, mi sarei evitata molte ferite, inutili, col senno del poi.

L'errore in cui possono incorrere i nati del Cane è quello di un'eccessiva chiusura sociale e di un rapporto un po' freddo col proprio compagno.

Finalmente qualcosa di vero. Giubilo sia.
La chiusura sociale è mia. Ce l'ho. Io. Io. Io. Non è incapacità di socializzare, oddio anche quello se ci penso, è più un preferire la solitudine alla compagnia. Non sono timida e quando sto con la gente nella maggior parte dei casi mi diverto, e non sono nemmeno particolarmente imbranata. La mia chiusura è più determinata dal fatto se metto su una bilancia da una parte l'uscire e dall'altra stare sul divano con un libro o un film, be', sette-otto volte su dieci, la vittoria è scontata.
Non mi appartiene, invece, la freddezza verso chi amo. Lì dò tutto. Travolgo di parole, di foto, di scherzi, di giochi, di fisicità.

Insomma, alla fine, non sarò di certo l'anima della festa ma volete mettere come mi diverto, io, nel privato delle mie mura?


Share:

18 novembre 2013

Il futuro è una trappola

Ci sono delle volte in cui mi guardo indietro e penso che mi amavi di più.
Poi fai qualcosa o dici qualcosa e capisco quanto mi ami. Solo in modo diverso. Più adulto e radicato. Con meno enfasi e con più radici.
Ci sono delle volte in cui guardo e basta.
Ci sono delle volte in cui mi sento ingrata.
Ci sono delle volte in cui mi manca l'amore adolescente.
Ci sono delle volte in cui la tua concretezza la vorrei barattare con due minuti di follia.
Sono solo delle volte. Rare volte.
Però ci sono. E mi viene un po' da piangere. E ti vorrei scuotere. E ti vorrei chiedere se te la ricordi la tovaglia viola. Io vivo tutto con la pancia. Tu vivi con la testa e le mani e gli occhi.
Ci sono giorni in cui mi arrabbio. E non ti dico niente. È una rabbia mia, antica. Una rabbia insicura.
Ci sono giorni in cui sono triste. La tua concretezza è anche un'arma a doppio taglio e non riesci ad uscire dalla tua testa, a trovare la strada che ti porti fuori dal labirinto che ti si è creato attorno.
E allora ci sono giorni in cui io sono triste perché non riesco a essere più forte della tua testa.
E vivo di scampoli.
Ci sono giorni in cui sorridi e riesci ad essere felice per ciò che sei e hai.
Ci sono giorni in cui ho il mio posto nel mondo con te.
Ci sono giorni.
Tutti i giorni, però, ti amo.


Share:

16 novembre 2013

11 domande

Mi piacciono i tag. Non mi fanno fare fatica. Ci sono delle domande, io rispondo. Tutto rimane bello bello ordinato, su dei binari e non devo nemmeno pensare troppo. Lasciare libero il pensiero non è sempre positivo e un po' di sano controllo e gestione della propria mente aiuta a non farsi mangiare.
Sophia, del blog The cup of fruits, mi ha inserita nell'elenco dei/delle blogger a cui rivolgere alcune domande. Il tag è il sempreverde The Liebster Award ma non fa mai male rifarlo.

Per cui veniamo a noi:

1. Qual è l'ora del giorno che più preferisci?

Sceglierne una è difficile. Potrei dire, per aggirare l'ostacolo, che mi piace l'ora estrema, l'ora che sta all'inizio della giornata e quella che sta alla fine. Mi piace l'alba, mi piace il mattino presto quando tutto è silenzio e la maggior parte delle persone ancora dorme. Mi sembra inesplorato, mi sembra qualcosa di così meraviglioso, quasi un regalo, un privilegio che è dato solo a me e che tantissimi si stanno perdendo. E mi piace quando cala il sole, qualsiasi ora sia. Mi piace il passaggio dalla luce al buio. Mi piace come cambiano le prospettive. Mi piace come sento il bisogno di trovare un luogo in cui stare.

Alba a Marie Galante, Guadalupe, Mar dei Caraibi

2. Come prendi il caffè e quanti ne bevi in una giornata?

Io non sono una grandissima amante del caffè. Se lo prendo lo prendo generalmente americano e una volta al giorno. La mattina, però, nell'ultimo anno ho cominciato a bere una tazza di caffè al ginseng e più recentemente ho avuto l'ardire di farmi il cappuccino. In queste ultime settimane lo bevo con l'aggiunta di un coffee mate alla zucca+cannella comprato il quel gran paese famoso per inventare cibo fortemente nocivo che sono gli Stati Uniti.


3. Sei facilmente influenzabile da chi ti circonda?

Non mi definirei influenzabile ma, certamente, tengo in grandissima considerazione l'opinione di chi ho intorno e son sempre ben disposta a cambiare idea. Mi piace molto confrontarmi con punti di vista diversi dai miei per, magari, scoprire una visione del mondo che non avevo mai considerato e che era sempre stata lì a portata di mano. Cambio idea molto spesso su certi argomenti fino a che non ne ho una conoscenza talmente adeguata da potermi permettere un'idea mia ben strutturata.

4. Possiedi un paio di anfibi o sei una vera donzella in rosa?

Possiedo una sorta di anfibi. Non sono di pelle, ma sono pseudo scamosciati, grigi, col pelo dentro. Non da donzella in rosa ma forse un po' più da donnina. Sempre se vogliamo considerare gli anfibi roba non femminile, cosa che per me non appartiene al vero.

5. Qual è la notizia di cronaca che più ti ha sconvolta nella tua vita?

Non so se possiamo parlare di sconvolgimento ma sicuramente quella che più ha avuto effetto su di me è stato l'11 settembre del 2001, perché mi trovavo negli Stati Uniti proprio la mattina dell'attacco. La cosa ha avuto - dentro di me - una eco molto forte e prolungata e ancora oggi, nonostante io mi sia trovata in prima persona in notizie di cronaca (vedi Genova e Carlo Giuliani), riesce ancora ad avere una certa influenza sul mio sentire.

6. Preferisci patire il caldo o soffrire il freddo?

Soffrire il freddo tutta la vita. Il freddo è amore. Il caldo è bello solo perché posso fare la figa, stare in shorts e mostrare i miei tatuaggi. Ma il freddo ha qualcosa di poetico che il caldo si scorda. Il caldo è chiassoso, esuberante e sfacciato. Il freddo è riflessivo e silenzioso.
E poi posso indossare le mie calze scacciacazzi. Le amo.


7. Qual è la tua più grande paura?

L'inconsapevolezza di come affronterò la perdita di chi amo. E non sapere come fare mi getta nel panico.

8. Qual è la cosa più strana che hai mai assaggiato?

Non lo so! Forse i frutti dell'albero del pane o il lampredotto. Anche se non li definirei strani ma solo inusuali per me.

9. Qual è il tuo thriller preferito?

Non lo so. Nel senso che sia di libri sia di film finirei per fornire troppi titoli senza rispondere nel modo corretto alla domanda e mi sentirei 'na merda. Per cui facciamo che sono cazzacci miei e non ve lo dico!

10. Quale parolaccia eviti di dire perché troppo volgare?

Non dico molte parolacce, ne uso 3/4 ma le uso spesso. Ce ne sono alcune però, come tutti gli epiteti verso le donne e quelle che coinvolgono le mamme che non mi piacciono. Mi imbarazzano e penso siano troppo. Così come la bestemmia. Non nascondo che ogni tanto mi scappa, ma più come intercalare. Il "deeeeoboooo" romagnolo che ho acquisito in questi anni è più un esclamazione di stupore che altro. Per dire.

11. Qual è il vostro personaggio/film/fumetto/libro preferito? È la vostra fonte di ispirazione?

Anche qui non ve lo dico, perché non so scegliere. Ma la mia ispirazione non la prendo tanto lontano. Chi ho intorno è la mia ispirazione e il mio modello. Nel bene o nel male.

Fine.
Al solito, siccome sono un'ammazza feste, non taggo nessuno e vivo nel mio solipsismo.

Sono molto brava ad entrare nella parte.




Share:

12 novembre 2013

Flusso di (in)coscienza # 1


  • Guardo Awkward e penso che mi piacerebbe moltissimo avere la lucida ironia che possiede Jenna quando scrive sul suo blog. O avere la mafia cinese al mio servizio, come Ming, in alternativa.

  • Ho letto Niceville di Cartsen Stroud. Tutti a dire è il nuovo Stephen King, la paura ha un volto inquietante - e grazie al cazzo - un libro che vi terrà inchiodati fino all'ultima pagina. Ora è uscito il seguito, o quel che io credo sia il seguito, perché ho spesso un elegante ritardo nel leggere i libri. Rimarrà lì dov'è. Mi ha deluso e non ha nulla a che vedere con la capacità visionaria, descrittiva e di angosciare che possiede King. Mi sono annoiata, non mi sono spaventata e ho trovato il tutto estremamente inconcludente. 'na gran sega, insomma.
  • Ho letto Skippy muore di Paul Murray - anche qui con un leggerissimo ritardo rispetto alla sua pubblicazione - e che dire un piccolo capolavoro edito da quei geniacci di Isbn che hanno la capacità di fare tra le copertine più belle di sempre. Skippy muore, comunque, ed è il pretesto per una delle più belle, profonde, divertenti, poetiche e metafisiche narrazioni che io abbia mai incontrato.
  • Ho cucinato la torta di mele definitiva. Non apparirà nella mia sfigatissima rubrica culinaria perché non ho fatto fotografie e perché merita che venga citata a dovere la blogger da cui ho preso la ricetta. I dolci di Pinella. Lei è tipo la guru dei guru. Fa dolci incredibilmente belli e difficili con ricette dei migliori pasticceri. Io ho provato una delle ricette, a parer mio, più semplici ma vorrei cimentarmi anche in altro. Per ora faccio sempre e solo i miei pasticci che prossimamente verranno pubblicati.
  • Ho preso un chilo. Ma adesso verrò combattuto con la forza dei broccoli. I broccoli sono la verdura più simpatica e buona che esista - dopo le patate. Le patate dominano il mondo e sono irraggiungibili. I broccoli, però, si fanno strada lentamente, non si amano subito, ma poi diventano adorabilissime verdurine. Non quanto le patate.


  • A breve mi farò una mini gita a Milano con la mia amica B. Siccome siamo delle poveracce con le pezze al culo abbiamo deciso che, quest'anno, il Natale sarà parco, sottotono e se vogliamo anche economicamente inaffrontabile. Visto, però, che siamo delle personcine a modo, buone e discretamente fiche, abbiamo deciso che quei due o tre regali s'hanno da fare. Quindi perché non spendere quei due spicci che abbiamo in stronzate da Tiger? Ovviamente, qui, nella più sperduta provincia padana non esiste per cui dobbiamo affrontare la grande metropoli, prendere il treno e avventurarci in metropolitana. Sperando che i barbari non ci violentino. O che quelli di Lotta Comunista non ci rapiscano. Sono sempre dietro l'angolo, loro.
  • L'autunno è arrivato. La stagione delle stagioni. Ma quest'anno è una fregatura. Piove sempre, fa caldo e quindi le foglie sono diventate di un giallino sfigato-polenta. Addio ai rossi e agli arancioni che mi trasmettono una quantità di bellezza tale da bastarmi per un anno. Non sono nemmeno riuscita ad andare a Gardaland - trauma - per via della pioggia e perché l'unico giorno utile c'era la Zombie Walk Nazionale e se ti presentavi vestito da cretino ti veniva concesso l'ingresso a solo dieci euro. Per cui sarà stato affollato di dementi, sotto l'acqua impossibilitati a fare le attrazioni a causa della loro stessa massiccia presenza. Io un po' ho pianto, e aspetto la primavera per ritornarci.
  • Fra una decina di giorni io e Lui fuggiamo nel Chianti tre giorni a bere vino. Ma ne parlerò. 
  • Amo Eataly. Ci vivrei. E vorrei tutto. E poi mi domando come io riesca a ingrassare, lo so.
  • La mia nuova ossessione del momento è rappresentata dalle candele profumate. Non so quanto durerà ma, per ora, vorrei circondarmene e, probabilmente, lasciarmi morire arsa viva per distrazione.
  • Sto guardando American Horror Story: Coven. Superlativo come le stagioni passate anche se, personalmente, per ora, questa terza, non è la mia preferita. Preferivo l'ambientazione insana dell'ospedale psichiatrico all'attuale stregonesca. Però la Lane è un pezzo di sgnacchera indescrivibile.
  • E ho un nuovo hobby: guardare gif porno su Tumblr che mi ispirano autoscatti sfigati da mandare a Lui.

E poi, in mezzo a tutto 'sto blaterare inutile, ringrazio il mio uomo per essere un Uomo. Per dire spesso tu non ti preoccupare, per cucinare per me, per non sfiorarmi mai con la maleducazione, per la confidenza limitata dal rispetto, per l'onestà dovuta dalla stima, per l'impegno nello starmi vicino e nel vivere nel mio mondo di parole e immagini - lui che vive un universo di gesti, fatti e mani - per riportarmi a contatto con la realtà quando volo così in alto da rischiare di sciogliermi al sole, per la fermezza e la sincerità di opinione, per non farsi contaminare dalla materialità, per dirmi ogni giorno ti amo, per pensare sempre per due, per non perdermi di vista quando non siamo soli, per non aver mai dimenticato di guardarmi e sussurrarmi che sono bellissima, per reggere il mio corpo sull'autobus, per la sua rabbia cortese, silenziosa e matura, per avermi insegnato il coraggio e la speranza e la forza, per assecondare i miei sogni e mai i miei deliri, per il senso del dovere e della responsabilità, per usare consigli diretti e pregnanti e brevi, come schiaffi. Devo ringraziarlo per quando dice che ci pensa lui, perché si prende cura di me ma ancor di più perché si prende cura della nostra relazione. Devo ringraziarlo per essere così pieno di sfumature nascoste, per essere più raro di me, per la curiosità e l'intelligenza fine, per le sue cicatrici e le sue ferite, per il suo passato e le sue esperienze, per tutto l'amore che ha generato in me.


Concludo riportando il clima del post al livello - idiota - iniziale. Perché non mi piace smentirmi.


Share:

6 novembre 2013

Non ho mai delle idee. Sempre e solo sentimenti

Le cose peggiori da dare sono i consigli. Meglio i baci, i silenzi, gli ordini e il culo.
A volte sono una poetessa, senza saperlo. Ma quando mai non ti ho amato, penso.
E l'odore di cannella sulle mie dita. Per forza, ora, sono molto felice.
Sono esigente? Parecchio. Nei rapporti, nei risultati, nel lavoro, con me stessa. Se devi darmi qualcosa devi darmelo bene, con coerenza e costanza. Non mi piace chi lavora e non è professionale. Non mi piacciono gli infantilismi, né in amore né in amicizia. Non sono una da alti e bassi. Da prendi e molla. Mai stata. E questo è il mio grosso problema. Taglio seccamente tutto e tutti quelli che non vedo all'altezza della mia serietà e anche quando, poi, torno lievemente sui miei passi mi rendo conto che si è perso qualcosa. Mi concedo a pochi ma in modo assoluto e pretendo la totalità. Spesso mi hanno detto che esalto chi amo, che lo pongo su di un piedistallo e che lo valorizzo. È verissimo. Quando amo o voglio bene davvero rendo poetici perfino i difetti più grossi. Ma fai un passo falso e i saluti sono dietro l'angolo. Leggerezze che altri superano con facilità a me deludono. Gli errori profondi li comprendo meglio. E volto le spalle con una facilità impressionante.
Non è una forma di superficialità. Al contrario è la più profonda forma di purezza e rispetto.
Perché Amore è A-mors. Senza morte.
Io sono già intera. Lui non mi completa, però lui parte dai piedi, sale lungo la schiena e mi esplode forte in testa. Quando penserò che questo non sia per sempre allora, forse, avrò smesso di fremere d'amore.
Posso fare a meno di tutto ciò che non mi seduce. Infatti.

Noi siamo fatti.
Noi siamo rarefatti.
Noi siamo rari fatti.
Ma arrendiamoci. Prima o dopo saremo, comunque, tutti fuori moda.

A volte spingo un bicchiere e osservo, con soddisfazione, che cade e si frantuma. Significa che ci sono ancora e, ancora, ne sfido le conseguenze.



Share:

4 novembre 2013

Diario di viaggio # 4 (Stati Uniti) - Fear and loathing a Los Angeles. E anche un po' a Las Vegas (parte 2)

Dov'eravamo rimasti nel finale della prima parte?

Parlavamo di biscotti, mi pare. Una cosa che (non) sanno fare bene, negli Stati Uniti, è mangiare. Non fraintendetemi, ci siamo abbottati, come due cessi, di tutte le più meravigliose schifezze non naturali esistenti su questa terra ma, mangiar bene, è tutta un'altra cosa. Il buon cibo esiste eh, non sono proprio un popolo di zoticoni, ma nella quotidianità l'attenzione che viene data a ciò che si ingurgita durante i pasti, prima dei pasti, dopo i pasti o mentre si dorme - ché la regola è: mangia sempre - è praticamente nulla.
Se escludiamo le cene a casa, con e da amici, nelle quali abbiamo mangiato incredibilmente sano e gustoso il resto del cibo che abbiamo volutamente ingerito potrebbe essere, con molta probabilità, dichiarato illegale.
Parte integrante della nostra dieta sono state le cheesecake.


Io, in queste torte, ci farei il bagno. E non ho dubbi che qualcuno lo faccia. Ma eviterò di fare una ricerca per non turbarmi. Se dicessi che sono buone sarei assolutamente ingiusta perché le cheesecake che ho assaggiato dovrebbero essere ritenute illegali. Sono così buone da obnubilare qualsiasi capacità di giudizio e obiettività. O forse questo è colpa dello zucchero. Uno dei numerosi problemi che gli americani hanno col cibo, oltre al cibo, è caratterizzato dalle porzioni. Non sono solo grandi. Ma sconfinate. Non si riesce ad intravederne la fine e l'unica cosa che si può fare è rosicchiare un pezzettino alla volta fino a cedere stremati e rinunciare a pulire il piatto.
Un esempio eclatante è rappresentato dalla colazione che ci è stata servita a Las Vegas.

Ma sì, che vuoi che siano due pancakes e un po' di yogurt? (prima foto in basso del collage qui sotto)


Non a Las Vegas. Dove, come si suol dire, devi stare attento a ciò che desideri.



Abbiamo però mangiato anche degli hamburger decisamente buoni, spanne sopra il livello medio che si trova ovunque. Ma si sa che il gourmet hamburger ora non è una pippa solo italiana ma internazionale, quindi perché non pagare qualcosa il triplo rispetto allo scorso anno?
Devo dire, però, che ciò che ho mangiato al BLT Burger a Las Vegas (prima foto da sinistra) è stata un'esperienza di quelle che non dimenticherò.
Esperienza altrettanto estatica ma che pensavo mi avrebbe uccisa è stata quella dell'hot dog avvolto nel bacon. Sì. Davvero. L'amore esiste.
Una menzione speciale, infine, va però al fast food più buono che esista da qui all'eternità: In-N-Out. Le patatine sembrano fatte in casa così come i panini. Amiamolo ed onoriamolo.

Sicuramente il camminare ogni giorno parecchi chilometri ci ha salvati da un sicuro infarto. 
Infatti, pur essendo la California un'eccezione per molti versi rispetto al resto del paese - più salutista, più aperta, più persone attente alla linea, più europea - gli americani sono incredibilmente pigri e prendono la macchina anche per fare un chilometro. Se combiniamo questo con il colesterolo e i grassi con cui, abitualmente, banchettano non c'è da stupirsi nel vedere scene come questa.


Se da una parte fa sorridere vedere questi motorini dall'altra è triste e svilente che una persona, a causa di un'alimentazione completamente sballata, si riduca a muoversi in questo modo. Anche all'interno dei supermercati. La fatica non è contemplata e se si possono minimizzare gli sforzi gli americani lo fanno: scale mobili, rulli trasportatori e diavolerie di ogni tipo. Ma guai a camminare.
Contemporaneamente, però, come dicevo poco sopra la California presenta anche quella leggerissima ossessione verso la forma fisica e camminando a Santa Monica, in riva all'oceano, mi sentivo alternativamente: un budino, una mozzarella e una gelatina vedendo tutte quelle persone esercitarsi sotto il sole facendo sfoggio di certi corpi che, mannaggiacristo, nemmeno se potessi esprimere un desiderio mi verrebbe così bello.

Santa Monica

Quel giorno però, per non sentirci proprio delle merde, abbiamo deciso di fare una passeggiatina da Santa Monica a Venice Beach. Andata e ritorno sono poco più di otto chilometri. Non sufficienti per mettere a tacere le voci, ma abbastanza per poterle ignorare.
Santa Monica è un posto incredibilmente bello.
Il famoso pier con la ruota panoramica e le montagne russe fa da sfondo ad una spiaggia enorme, pulita e davvero bella. Aree per campeggiare, per fare pic-nic, bagni pubblici PULITI e possibilità di svolgere un sacco di diverse attività sulla spiaggia grazie alle numerosissime attrezzature presenti. Un clima invidiabile.
Un costo delle case che potrò permettermi se mai sposassi qualche vecchio magnate con un piede nella fossa.


Proseguendo lungo la costa si arriva, invece, alla spiaggia di Venice Beach.
Venice Beach è, come dire, particolare. Diversissima dalla sua sorella, raccoglie senza tetto, freak di ogni genere, spacciatori di droga, pazzi invasati di religione che tentano di farti partecipare alle loro preghiere comuni, individui mentalmente instabili e tantissimi artisti che vendono le loro creazioni - alcune delle quali meravigliose - in un mercatino perenne che si snoda sulla "passeggiata". A questi fanno compagnia negozi di ogni genere tra i quali spicca il geniale Green Doctor specializzato nella vendita di marijuana puramente a scopo terapeutico che sembra essere, però, in quella parte della città, estremamente facile da ottenere.

Venice Beach
La California, poi, e non lo diresti essendo negli Stati Uniti dove notoriamente non è che ne capiscano molto di certe cose, è terra di vini. Ma vini anche buoni. Davvero.
I migliori vigneti si trovano nel nord dello stato, nella Napa Valley, dove noi non siamo andati per mancanza di tempo e di sonante denaro. Ci siamo accontentati, però, della zona a sud di Los Angeles dove complice un clima perfetto - da leggersi: ma tutto questo terribile sole e questo terribile caldo non potevano rimanere all'inferno? - l'uva cresce rigogliosa in barba a tutti.
Ci siamo andati in gitarella a fare qualche assaggio qui e là e abbiamo approfittato dell'occasione per festeggiare i venticinque anni di Lui.
A metà giornata eravamo molto svegli, brillanti e presenti.


La zona di Temecula ci è apparsa, quindi, ancora più bella. L'uva migliore amica e il vino davvero buono.
Vale la pena, comunque, concedersi una piccola gita corredata da qualche assaggio.
Il vino è buono. In California sono bravi anche in questo. Oltre che con i terremoti.

Temecula Valley

E poi siamo andati a Las Vegas.
Affittata una Fiat 500 - l'alternativa era una Seat, ma noi della Spagna non ci fidiamo - ci siamo sparati le quattro ore che dividono Los Angeles da Las Vegas ascoltando pessima musica alla radio e pronunciando ogni dieci minuti la frase: "Che enorme, gigantesca sega". A parte la prima mezz'ora, quella che serve per uscire da LA, il resto del viaggio può essere riassunto come: sabbia, pietre e cactus.
Qui e là ci sono dei paesini costituiti da pompe di benzina e fast food, accampamenti di roulotte e ettari su ettari di terre in vendita. Insomma, se qualcuno di voi fosse interessato a un vero affare, quella landa desolata che si estende dalla California al Nevada è lì che vi aspetta.
Il momento di massima ilarità del percorso è stato il trovare l'uscita più impronunciabile del mondo: Zzyzx.


Ironia poco divertente a parte paesaggi del genere a me piacciono moltissimo per cui il viaggio di andata è passato tutto sommato piacevolmente. Molto turisticamente ci siamo fermati, anche, nella città di Barstow dove c'è un piccolo outlet meta di pellegrinaggio da parte di carovane di giapponesi e che, sorpresa delle sorprese, è un vero outlet. Nel senso che non costa nulla. A volte essere frivoli ha i suoi pregi.

E alla fine siamo arrivati a Las Vegas.
Las Vegas fa schifo. E lo dico con cognizione di causa visto che questa era la mia terza volta nella sin city.
Non c'è nulla da fare se non spendere soldi. Perdere soldi. Spendere soldi. E passare da un hotel all'altro. Gli hotel, grossi come Brescia all'incirca, per chi non lo sapesse sono pacchianissime meraviglie architettoniche che, nella maggior parte dei casi, riprendono famosi monumenti - di altre culture ché gli americani sono un po' carenti in storia - o ripropongono i fasti di epoche passate. E così può capitare di vedere le statue di Giulio Cesare, le piramidi egizie, il lago di Como, New York in un'unica passeggiata. O, trovarsi, di colpo a Venezia. A passeggiare sui canali, a poter prendere una gondola con un gondoliere che serio e con enorme pathos intona canti italiani, per arrivare poi in Piazza San Marco e assistere - terrorizzati - al Carnevale. Il tutto sotto un cielo finto, perennemente al tramonto.


Siamo, poi, stati incredibilmente arditi a Las Vegas e abbiamo giocato la bellezza di cinque dollari a testa alle slot machine.
E vittoria fu.


Dopo una notte tutto sommato tranquilla e poco nello spirito di what happens in Vegas stays in Vegas siamo tornati.
Vi ricordate che all'inizio della prima parte avevo spiegato che perdersi negli Stati Uniti è praticamente impossibile e che le loro strade sono a prova di imbecille?
Ecco. Noi siamo stati imbecilli e sprovvisti di navigatore e seguendo le indicazioni un filo fuorvianti stampate da Google Maps siamo usciti circa diciannove miglia prima della nostra uscita e ci siamo ritrovati in una cittadina che geograficamente non sapevamo assolutamente dove fosse.
Questo alle 17.40. Con la necessità di riconsegnare la macchina entro le 18.00.
Alle 17.59 consegnavamo la nostra simpaticissima 500 dopo aver capito che forse, il navigatore, esiste per un motivo.

Dieci giorni fa siamo tornati.
Lasciando automobili con i baffi, tè della pace, meravigliose decorazioni per Halloween e barbieri che offrono consulenze e tagliano i capelli gratis a patto di far decidere a loro il taglio.


Abbiamo lasciato affetti, giornate meravigliose e un paese nel quale, davvero, vorrei vivere. Dove davvero, mi sento a casa. Dove mi sento bene.

Abbiamo lasciato Bennie Boy - il cagnolino - che, ormai, ha un pezzo del mio cuore e metà del cibo che mangiavo e la mia seconda mamma. La mia amica persempre.


Noi ed E.


Non abbiamo, però, lasciato la nostra bellezza in California.
Ma c'è da dire che là, pensando solo a mangiare e a divertirci, essere belli ci riusciva meglio e più facilmente.



Share:

27 ottobre 2013

Diario di viaggio # 3 (Stati Uniti) - Fear and loathing a Los Angeles. E anche un po' a Las Vegas (parte 1)

Diario di un viaggio all'insegna del: cosa mangiamo oggi?
Siamo partiti. E siamo anche tornati. Si sono pure dimenticati la sua valigia a Francoforte ma, fortunatamente, è già tornata a casa senza bisogno di far saltare teste.
E non siamo nemmeno ingrassati.

Tutto è cominciato partendo già stanchi. Devo appuntarmi che non è un'idea brillante quella di non dormire la notte prima, soprattutto con sette ore di attesa a Francoforte e con un bambino, a cui spero venga il cagotto perenne, seduto nella fila davanti per le successive undici ore. Ma dopo aver visto un po' di film a casaccio tra i quali Now you see me - I maghi del crimine e White House Down, dopo aver detto che sì, stiamo portando del cibo negli Stati Uniti e che no, non abbiamo con noi agenti contaminanti, siamo atterrati. Con quindici minuti di ritardo. E non essendo, ancora, riusciti a dormire.
Tanti sorrisi all'immigrazione, foto e impronte digitali, tanti sorrisi alle valigie arrivate sane e salve e tanti sorrisi al doganiere che non ci ha fatto aprire i bagagli. Welcome to the United States of America.
Per l'ottava volta.
Sembro un po' quelle persone che per vent'anni fanno le vacanze sempre nello stesso posto, sempre nello stesso hotel. Lo so. Ma io all'Ameriga ci voglio bene. È la mia seconda casa. C'è la mia seconda mamma-amica. Ci sono persone a cui voglio bene.
E così usciamo dal terminal e prendiamo il bus per il centro dove E. ci aspettava per portarci a casa in perfetta tenuta Californiana: infradito e camicia da notte. Mangiamo pasta scotta con ragù, ridiamo molto, inventiamo parole in inglese e cadiamo in coma alle dieci di sera salvo svegliarci alle cinque e non riaddormentarci mai più. I <3 jet-lag.
E così inizia la nostra vacanza.

Quello che mi piace dell'andare ospite da amici è di vivermi quel paese in un modo, forse, un pochino differente dalla normale routine del turista. Mangiare a casa o con amici, fare la spesa, fare colazione in pigiama, sul divano, col cane sulle gambe.
Proprio per questa mia preferenza, quindi, il primo giorno abbiamo fatto qualcosa che mai avevo fatto in tutte le mie precedenti visite: l'Hollywood Tour con tanto di visita alle case delle star.
(Apro una parentesi per dire che la casa di Jennifer Lopez è così grande che potrebbe, probabilmente, viverci tutto il mio paese. E naturalmente, questo, si spiega anche con la grandezza del suo culo).
Devo dire che, nonostante pensassi fosse una cazzata, come in effetti è, mi sono divertita. Il ragazzo che guidava il van e faceva da guida era incredibilmente simpatico e mi ha anche detto, in un italiano approssimativo, che sono un gran pezzo di figa. Le sue parole sono state: Ciao bbbella, ma oh, il sotto-testo era chiarissimo.
Hollywood a me piace. Mi è sempre piaciuto moltissimo come quartiere nonostante l'unica area degna di nota sia l'Hollywood Blvd dove ci sono pazzi vestiti da supereroi, negozi con abiti da puttanona che nemmeno a Quarto Oggiaro, le stelle sui marciapiedi, il Chinese Grauman Theater con le impronte di mani e piedi di vari attori, alcuni dei quali mi sento di contestare, e il Kodak Theater dove danno gli Oscar. E Forever XXI, il mio negozio preferito.


Se invece si esce un po' dai tre viali famosi, Hollywood, Sunset e Santa Monica Blvd, messi in parallelo ché le città Americane sono a prova di imbecille - ma noi sfateremo questo mito - Hollywood è un filino squallidina. Marciapiedi malconci, senza tetto, persone decisamente instabili. Gente che vuole venderti la droga. Quindi o vivi sulle colline, sei figo, hai il cancello protetto dall'elettricità, e hai magari anche l'elicottero per quando vuoi andare in città, o vai solo su uno di questi tre viali. Ci sono i locali, c'è la buona musica, c'è parte della storia del rock. E ti senti un po' in un film.

Vista dal Kodak Theater - Cow poop changed LA, dicono.

Hollywood Blvd

A Hollywood abbiamo anche incontrato Moby.
Decidiamo, verso la fine della vacanza, di concederci un giorno di pausa da grassi e zuccheri - poi non ci siamo riusciti, tranquilli - e andiamo a pranzare in questo posticino organico all'angolo col Sunset e praticamente di fronte al più bel negozio di musica che si possa concepire. A parer mio. Amoeba.
Entriamo, ordiniamo e ci sediamo ad uno dei tre tavolini disponibili. Ad un certo punto Lui mi chiede se avessi visto il tizio nel tavolino attaccato al nostro. Io dico sì, pensando si riferisse all'enorme buco che aveva nella t-shirt dei The Cramps. Eh, il mio spirito di osservazione. E nulla. Era Moby che mangiava con un'amica. E 'sti cazzi? Sì, 'sti cazzi. Ma quel che conta, mi han sempre detto gli americani, è non tornare in Italia senza aver visto qualcuno di famoso. E più o meno ci sono sempre riuscita. Moby, comunque, si conferma un enorme radical chic. Contando che ha lo stesso paio di occhiali che credo abbia dalla nascita.

Los Angeles è enorme. È composta da otto macro quartieri, diverse municipalità che seppur indipendente fanno parte della Los Angeles County e dodici milioni di abitanti spalmati su una superficie pari a quella dell'Umbria, a occhio. Muoversi, quindi, non è facile né veloce. Fortunatamente negli ultimi anni hanno sviluppato un buonissimo sistema metropolitano per cui è stato abbastanza facile per noi a patto che la zona nella quale volessimo recarci fosse provvista della fermata. Al contrario di Beverly Hills. Loro non la vogliono la metro. Cosa se ne fanno quando hanno sei automobili in due? Quando le loro aiuole sono sempre verdi, quando i loro estintori per strada non sono gialli - guai, volgarissimo - ma argento per confondersi col manto stradale? Quando le loro discariche sono profumate e con l'incasso giornaliero di un negozio di Rodeo Drive io potrei viverci cinque anni?
Hanno ragione, alla fine. Loro sono fighi. Noi siamo dei pezzenti.

Cartello che ti segnala che se non guadagni almeno mille dollari al minuto non puoi entrare - Buon gusto nella scelta dei colori dell'auto - Incrocio tra Dayton Way e Rodeo drive

Non so, a me sembrava che perfino il sole splendesse di più a Beverly Hills.

La metropolitana, però, ti porta agevolmente ovunque a Downtown. Dove ci sono i grattacieli, come dico a mia nonna. Lì è un gran pentolone di tutto: Little Tokyo, Chinatown, El Pueblo (il nucleo originario della città), Financial District, Fashion District (dove enormi ghetto girl messicane ti vogliono vendere di tutto), Jewelery District, Toy District e mi fan male i piedi district perché dai, camminiamo ancora un isolato, arriviamo fin là. Mannaggiacristo.

Chinatown è piena di cinesi. Ma va? Ma a LA tutto è pieno di cinesi. Un po' come nel resto del mondo. A Chinatown ci sono tantissime spezie, radici e cose che non voglio sapere in vendita. Animali che pendono appesi nelle vetrine, vecchietti immortali, dragoni all'inizio del quartiere e la statua di Bruce Lee.

Ingresso al quartiere
Gemelli
Downtown è bella. Sono belli i grattacieli, soprattutto per noi che non siamo abituati a vederli. Belli i giochi di luce sulle finestre. Bello come tagliano il panorama e lo sguardo. Siamo saliti in cima al Bonaventura Hotel, usato in moltissimi film e dotato di bellissimi e terrificanti ascensori esterni che ci hanno lasciati ad un passo dall'infarto.

Walt Disney Concert Hall - Grattacieli a caso - Skyline da Mulholland Drive


C'è tanta cultura se ci si guarda in giro. Tanta diversità. Tanti stimoli, sia in negativo che in positivo. Tanto cibo. Tantissimi déjà-vu. Perché ovunque ti giri ti rendi conto di aver già visto tutto in un film. In una serie tv. In una pubblicità. Un enorme, continuo, carosello.

Vino dai vigneti di F. F. Coppola che, devo dire, è pure buono.
C'è tanto di bello.
Compresi i piccoli cani che mi dormono addosso.

Bennie Boy



E i biscotti con gli M&M's.



La seconda parte arriverà a breve. Se non vi siete rotti i maroni. <3
Share:
Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.

Il passato è una terra straniera

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 concernente i Disclaimer.

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog sono tratti da internet, pertanto considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email.
Tutti i testi e le immagini riportanti la firma dell’autrice sono di proprietà della stessa, pertanto non utilizzabili su altri siti web, blog e affini. Se interessati alla riproduzione di qualsivoglia materiale si contatti l’autrice per stabilire consenso e clausole.